Slittamenti semantici

January 28th, 2012 § 0 comments

Internazionale…

Questa è una delle parole che più sembrano aver cambiato significato, negli ultimi anni.

Internazionale, in origine, voleva dire “che riguarda più nazioni”. E uscendo  da un’epoca nella quale il nazionalismo aveva combinato ogni genere di guai, fino a qualche tempo fa essa aveva assunto una valenza positiva, di oggettiva contrapposizione ai limiti del “nazionale”, delle sue ristrettezze  localistiche, delle sue presunzioni sciovinistiche. Internazionale era diventato quasi un sinonimo di condiviso, di concordato, addirittura di comunitario… Se molti non giungevano fino all’internazionalismo, a quella parola si attribuiva anche una sorta di implicito rispetto delle diversità, elemento base per una comprensione tra i popoli.

Ma nella stagione delle “ingerenze umanitarie” il termine internazionale ha cambiato valenza. Ora si parla di “comunità internazionale” e si allude a una sorta di Cupola decisionista composta da “eletti” (i Paesi dell’Occidente atlantico) che, con la scusa dello sviluppo economico e del rispetto del diritti fondamentali della persona, si arroga il diritto di rieducare i cattivi del mondo a suon di bombe ( e di saccheggiarli con la scusa di aiutarli: la riedizione del colonialismo per cristianizzare e per civilizzare ). Per non parlare delle “agenzie internazionali di rating” che, rispondendo oggettivamente a interessi occulti ma non sotterranei, valutano società e Stati con la convinzione – chissà quanto innocente – di dare valutazioni scientifiche: valutazioni che, guarda caso, nella realtà dei fatti rafforzano i forti e aggravano i problemi dei deboli.

Dalle Internazionali proletarie alle agenzie internazionali di rating: quanta strada fanno le parole.

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