La schiuma* della Rete

November 20th, 2011 § Comments Off § permalink

“L’uomo impara dalla Storia…

… che l’uomo non impara nulla dalla Storia.”

Qualcuno sostiene che questo apoftegma l’abbia scritto Hegel. In Germania ( “Die Geschichte lehrt die Menschen, daß die Geschichte die Menschen nichts lehrt” ) lo attribuiscono invece a Gandhi. Nella sua sostanza contiene una profonda verità.

Per esempio, pensiamo a quell’imperante luogo comune che domina di questi tempi in relazione alla Rete. Molti dicono che, a causa della intrinseca portata rivoluzionaria, può essere capita soltanto da chi è nuovo, radicalmente nuovo, totalmente nuovo. E per questo – se la si vuol comprendere in tutte le sue implicazioni di carattere sociali, antropologico, politico ecc. – non serve guardare il passato. Ciò che è vecchio, di fronte a tanta novità, è inutile. Bisogna invece dare ascolto ai guru della modernità e alle loro Rivelazioni. Loro sì che capiscono che cosa sta accadendo. E se quelli ( forse non proprio tutti, a ben vedere ) dicono che il Web è diverso, che è intrinsecamente democratico, che permette a chiunque di confrontarsi su un piano di parità con chiunque altro purché non sia ostacolato dal digital divide, ebbene, allora deve essere proprio così. Nello spazio virtuale libero dove siamo tutti uguali – uguali nella fondamentale funzione del “comunicare le notizie” – la Verità presto o tardi si affermerà irresistibile (e di questo sono prova le “primavere arabe”) L’opinione pubblica potrà sempre più distinguere il Giusto dall’Ingiusto, il Bene dal Male, la Libertà dall’Asservimento. Il diffondersi universale della Rete – a loro dire – toglierà la maschera alle dittature, e tutte dimostreranno la loro infamia. E questo ancor più quando la “comunità internazionale” avrà creato il sistema ( a cui sta lavorando ) con il quale gli oppositori alle dittature potranno navigare in forma anonima e informare il mondo su cosa accade per davvero nei loro Paesi, allora il Falso e il Mendace spariranno. Trionferà la Conoscenza della Realtà per quale essa è, senza più filtri, senza più imbrogli.

Ebbene, non è così. Quello che noi vediamo della Rete – se non usiamo il cervello – è soltanto la schiuma di superficie. Sotto le bollicine – come sempre – si nascondono Verità e Falsità, Giustizia e Ingiustizia, Uguaglianza e Disuguaglianza. Non è il mezzo che ci permette di distinguere tra il Bene e il Male ma soltanto la nostra testa…

E’ proprio vero, la Storia non insegna nulla.

(*) Schiuma: “Formazione instabile di bolle d’aria sulla superficie di un liquido, specie se sottoposto ad agitazione o bollitura” ( Devoto-Oli ) da non confondersi con spuma, “Aggregato soffice e vaporoso di bollicine d’aria” (ibidem), di cui non condivide il senso figurato di “parte più spregevole di una categoria o di un ambiente”.

Le parole sono pallottole

September 15th, 2011 § Comments Off § permalink

Softwords e hardbombs

Le bombe non sono tutte uguali. Ci sono quelle legittime e quelle illegittime. Quelle legittime sono quelle che hanno un softpower vincente che le sostiene. Quelle illegittime sono quelle che vengono raccontate da narrazioni perdenti.

Un bell’esempio di manipolazione linguistico-narrativa si trova in una delle news di Repubblica di qualche giorno fa ( segnalata da Peacelink ). Non stiamo a indagare su quale ne sia la consapevolezza del redattore. Di certo, a mio parere, è profondamente significativa di una obiettiva deriva etico-deontologica.

“LIBIA: SCADE ULTIMATUM, SI COMBATTE PER BASTIONI GHEDDAFI

Le truppe del Cnt hanno lanciato venerdi’ l’assalto agli ultimi bastioni ancora in mano a Muhammar Gheddafi e adesso si combatte per il controllo di Bani Walid e vicino la citta’ natale del rais, Sirte. Le battaglie sono iniziate a poche ore dalla scadenza del termine fissato dal governo ad interim libico perche’ i bastioni lealisti si arrendessero, evitando un bagno di sangue .”

Misurata veniva rappresentata, quando doveva essere deciso l’intervento Nato ( con deplorevole autorizzazione ONU ), una “citta’ martire”. BaniWalid è un “bastione di Gheddafi”.

I lealisti potrebbero arrendersi e invece si accaniscono a difendersi e questo comporterà un “bagno di sangue”.

Per evitare un bagno di sangue non deve essere fermato l’assalto: deve esserci soltanto la resa, generosamente offerta ( quando, fino a poco tempo fa, le offerte di cessate il fuoco dei “lealisti” erano rigettate dagli ex-insorti sostenuti dall’Occidente ).

Insomma, ogni “realtà” non è quello che è ma quello che viene fatto apparire. I combattenti di una roccaforte isolata e  assediata possono essere eroi che sanno sacrificare tutto, anche le proprie vite per una giusta causa oppure trasformarsi in fanatici invasati al punto da causare ( loro, non chi li bombarda ) un bagno di sangue.

Hard e soft (power)

August 10th, 2011 § 0 comments § permalink

Tra i fatti e la loro narrazione

Un uomo spara a un altro uomo. Questo è il fatto. Tutto il resto è narrazione.

Chi aveva ragione e chi torto? Il primo è un criminale o un eroe? Il secondo era una vittima incolpevole o un colpevole punito? L’uccisione è stata un omicidio premeditato o un disperato atto di autodifesa?

E’ la rappresentazione che inquadra un fatto, lo qualifica, lo “spiega” e, dunque, lo fa giudicare. Perciò, chi costruisce quella rappresentazione ne determina la lettura, la valutazione, le conseguenze: l’opinione pubblica giudica e quindi agisce in funzione non tanto dei fatti ma delle narrazioni che le vengono offerte. Parlare di un fatto senza filtrarne la narrazione significa, semplicemente, avvalorarne la narrazione dominante, quella del mainstream mediatico, quella prescelta dalle ideologie dominanti, quella sostenuta da posizioni di potere. Criticare le narrazioni prevalenti e proporne di differenti, ogni volta che è possibile, appare dunque doveroso.

L’ “hardpower” è quello dei fatti. Il “softpower” è quello delle narrazioni. E’ per questo che il softpower risulta più importante dell’hardpower. Perché l’ “hardpower” determina ciò che è adesso, il “softpower” quello che sarà il futuro.

Soft e hard (power)

July 22nd, 2011 § 0 comments § permalink

Washington Hollywood

Nei film polizieschi che seguono le regole ci sono, di norma, un poliziotto cattivo e uno buono.

Il cattivo è quello che privilegia le botte. Che tortura. Che controlla i suoi informatori con le minacce. Che decide da solo chi sono i cattivi e li elimina senza tante storie, senza perdite di tempi. E’ quello che esercita l’hard power.

Il poliziotto buono è quello che vuole convincere il cattivo a comportarsi bene. Che premia gli alleati e non li minaccia. Che se deve punire qualcuno lo fa con la morte nel cuore. E’ quello che agisce con il soft power.

Insomma, Bush e Obama.

Obama sarebbe il poliziotto buono. Peccato che dopo quasi tre anni a Guantanamo i detenuti siano sempre senza processo, che i prigionieri delle truppe americane siano tenuti per mesi su navi in alto mare, che in Afghanistan le stragi compiute con i droni continuano, che in Libia si bombarda a casaccio… Il poliziotto buono sarà anche buono ma le armi del cattivo le usa tutte.

Forse il problema non è nel buono o nel cattivo. E neanche nel capo della Polizia. Sta ancora più in alto.

 

 

Standard & Poor’s, Moody’s e altre narrazioni.

June 14th, 2011 § Comments Off § permalink

I dubbi fanno bene

Provate ad affermare in pubblico che non esiste una realtà oggettiva. O, per meglio dire, che nessuno può sapere con certezza che cosa sia la realtà ( o che cosa siano “i fatti”) e che quindi noi, di essa, possiamo costruirci soltanto delle rappresentazioni mentali. Molto spesso qualcuno si alza un po’ sorpreso e un po’ insofferente. Indica un oggetto vicino a lui, magari una sedia, e sbotta “Ma quella sedia esiste o no?” Ovviamente gli si risponde di sì. E allora lui prosegue: “Dunque se esiste è reale, e se quella sedia è reale questo vuol dire che esiste una realtà oggettiva. Tutto il resto sono sofisticherie…”

A parte la considerazione riduttiva che la sedia potrebbe essere uno scranno o uno sgabello ( ma queste sono questioni linguistiche…) nella vita quotidiana ci è abbastanza facile verificare con continuità l’adeguatezza delle nostre rappresentazioni mentali. Finché possiamo continuare a sederci su quella “cosa” che chiamiamo sedia la continueremo a chiamare sedia. Ma dal momento in cui non sarà più possibile sedervicisi sopra essa smetterà di essere una sedia: insomma, il suo essere oggettivamente una sedia dipende dalla nostra esperienza soggettiva nel poterla continuare a usare come tale. La soggettività si affermerà poi prepotentemente nel poterla definire morbida o dura, leggera o pesante, comoda o scomoda… E in ogni caso, meglio controllare che una sedia sia ancora al suo posto prima di sedersi.

Appena però ci allontaniamo dalla vita quotidiana e immediatamente riscontrabile con verifiche pratiche tutto si fa immensamente più complicato. Per esempio, il fatto che la Grecia stia per fallire è reale o no? Chi lo dice? Chi è in grado di sedersi sopra la “sedia greca” e dire: “Sì, confermo che è una sedia greca” oppure “No, non è una sedia greca”?

Che la Grecia stia per fallire lo affermano le agenzie di rating internazionale ( tutte nordamericane, tutte a due vie di distanza da grandi fondi di finanza derivata… ). Con toni oracolari costruiscono, per esempio, delle grandi rappresentazioni convergenti di un Paese al tracollo e le diffondono con solerte continuità affermando che si limitano a raccontare “la realtà”. E ci spiegano che fanno tutto ciò per noi, per difendere i nostri soldi. Ebbene, sarebbe il caso di dubitare di queste “realtà” e considerarle soltanto narrazioni. Narrazioni costruite con furbizia, ovviamente, non da degli sciocchi. Non sono dei pazzi che si dedicano a dimostrare che la Luna è quadrata. No, scelgono chi è già debole e lo narrano con ricchezza di dettagli come moribondo. Chi dunque mai farà dei prestiti a un debitore probabilmente moribondo? Il moribondo dunque morirà. Sono le narrazioni che si autoasseverano. Narrazioni che, molto spesso, vogliono semplicemente deviare il corso del fiume per portare più acqua nel proprio campo. Anche se questo causerà una spaventosa siccità in quello del vicino. Ma siccome quello non può ribellarsi perché è più debole, peggio per lui…

Insomma, il fiume c’è ma il suo corso è tutto da stabilire. E quando qualcuno ci parla di realtà e noi non possiamo toccarla con mano, meglio iniziare a nutrire qualche dubbio.

 

 

Narrazioni ufficiali e dietrologie

May 17th, 2011 § Comments Off § permalink

DSK dopo OBL

Ci risiamo. Passano pochi giorni e la guerra riesplode. Dopo vicenda Bin Laden è la volta dell’affaire Strauss-Kahn.

Da una parte l’armata degli embedded, vale a dire di coloro che ci vogliono rassicurare a tutti i costi, di quelli che affermano che in queste vicende tutto, se si è razionali e onesti sul piano intellettuale, risulta chiaro ( tranne forse qualche particolare inessenziale che, se non è chiaro, si chiarirà ).

Dall’altra lo schieramento dei dietrologi, vale a dire di coloro che fanno del “cui prodest” la loro bandiera, di quelli che vogliono sempre curiosare dietro le quinte per trovare lo strappo logico, la non consequenzialità causale, il complotto nascosto.

I primi attaccano i secondi definendoli cultori un po’ svitati dell’occulto, maniacali appassionati dei segreti maneggi, paranoici che non credono nella libera informazione garantita dai sistemi democratici: sarebbero, insomma, ideologi accecati che negano la realtà sotto gli occhi di tutti e non vedono le sue lampanti verità.

I secondi rispondono accusando i primi di recitar la parte dei servi sciocchi, di essere camerieri prezzolati dei poteri forti, di beoti che non capiscono quanto la democrazia sia messa in pericolo dalle macchinazioni di oscuri congiurati: sarebbero, insomma, ideologi accecati che negano la realtà sotto gli occhi di tutti e non vedono le sue lampanti falsità.

Tertius ( in apparenza ) non datur.

Qualche italico esempio:

http://rampini.blogautore.repubblica.it/2011/05/16/dsk-sm-dietrologi-scatenati/?ref=HRER1-1

http://www.corriere.it/economia/11_maggio_16/battista-satiri-incanutiti_f40ce140-7fa8-11e0-845d-a4559d849f1e.shtml

http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/16/accuse-di-stupro-a-strauss-kahn-la-stampa-usa-sbatte-il-mostro-in-prima-pagina/111464/

Bisogna sottrarsi a questa strumentale e manicheistica contrapposizione. E sfuggire al giochino distorcente che scaglia le Verità contro le Falsità e viceversa.

Bisogna, tanto per cambiare, parlare invece di narrazioni contrapposte, che confliggono e che vogliono supportare visioni differenti della realtà. Ci possono essere narrazioni ufficiali ( prodotte del Potere in senso in senso lato, quello al momento vincente, quello “shakespeariano” ) coerenti o incoerenti, legittime o illegittime. E contronarrazioni alternative ( prodotte da Contropoteri, perdenti o emergenti ) che possono risultare più o meno coerenti, più o meno legittime, di quelle Ufficiali.

Se proprio non si hanno elementi utili per scegliere con sicurezza tra queste narrazioni contrapposte, forse allora è meglio dare una preferenza a quelle alternative, vale a dire a quelle che al momento appaiono meno forti, più avversate, più “contro le verità proclamate”. Fermo restando che in futuro potranno diventare loro quelle ufficiali ( e allora sarà il caso di cambiare la propria scelta… ). Con il recondito sospetto che ormai le narrazioni ufficiali, astutamente, si costruiscono narrazioni alternative completamente idiote per delegittimare la concorrenza…

 

 

Un Oscar a Oslo (Obama 1)

May 9th, 2011 § Comments Off § permalink

o forse un Nobel a Hollywood.

A mio parere, il film “Obama versus Osama”, appena giunto sugli schermi di tutto il mondo e che sta avendo un notevole successo planetario, è un prodotto non convincente. Lasciamo da parte questioni molto specialistiche, per esempio di struttura diegetica, ma su altri piani – quello della drammaturgia o della coerenza narrativa – le pecche paiono numerose. Se non fosse perché la produzione ha deciso di non puntare sugli incassi immediati ( per assistere al film infatti non si paga il biglietto ) bensì di rientrare dall’investimento a lungo termine – con il merchandising di videogiochi, pupazzi e bandierine – e se non fosse per la notorietà degli interpreti, la pellicola forse non avrebbe avuto un successo così travolgente. Un successo a cui ha molto contribuito la piaggeria della critica, che ormai, tranne poche eccezioni (1), sembra del tutto appiattita sulle esigenze dei produttori. Ma rimane un fondo di amaro in bocca nel vedere come ormai operazioni multimediali di tale impegno siano piene di lacune e di incoerenze. Certo, in genere docufiction non è affatto facile ma quante approssimazioni, e che disordine nell’assemblaggio delle scene e nella costruzione dei dialoghi.. Insomma, gli sceneggiatori di Hollywood non sono più quelli di una volta e le consulenze di CIA e Pentagono appaiono tecnicamente scadenti…

Per esempio, la scena dell’assalto con gli elicotteri, già sfruttata nel cinema, in questo caso purtroppo non si vede, e dire che poteva essere una scena madre. E quante cose che confondono lo spettatore: Bin era armato? chi l’ha ammazzato? si è fatto scudo con una donna ? la donna è morta? perché non si vede il funerale sulla portaerei, una vera scena madre? …

Buone, al contrario, alcune idee: quella dell’elicottero invisibile bruciato, la trovata tecnologica delle telecamere sugli elmetti dei commandos per far seguire con sguardo pieno d’ansia a Obama la spedizione ( e divertente l’idea del black out che gli evita lo spettacolo dell’omicidio…), le foto finte per distrarre dalla mancanza delle foto vere, il tocco di esotico della favorita di Bin regalo adolescente di una tribù…

Purtroppo, però, quando si raccontano delle storie forti non si possono costruire soltanto con brandelli di testimonianza o di immagini di ripiego. E’ vero che suggerire spesso è meglio che far vedere, ma non bisogna esagerare. A meno che siano già in produzione i sequel, “Obama versus Osama2.1” “Il figlio di Osama” ecc. ( segue ).

(1) http://www.liberazione.it/news-file/Osama-bin-Laden–presto-un-video-sulla-sua-morte–Ma—giallo-sul-blitz-Usa—LIBERAZIONE-IT.htm

http://www.ilmanifesto.it/archivi/fuoripagina/anno/2011/mese/05/articolo/4557/

 

Un Nobel a Hollywood (Obama 2)

May 8th, 2011 § Comments Off § permalink

… o forse un Oscar a Oslo.

Sono bastati due giorni e una certa parte della critica ( tranne quella embedded ) ha cambiato idea: il film traballa vistosamente. ( 1)

Forse per questo i produttori stanno distribuendo patch di aggiornamento ( letteralmente: rattoppi ) con velocità frenetica. Vien da chiedersi: ma li avevano già preparati o stanno improvvisando? Difficile rispondere. In ogni caso, è chiaro che stiamo tornando a una dimensione pienamente mitologica della narrazione. Lo schema otto-novecentesco della parabola narrativa compiuta, ben definita, con una precisa struttura logica è ormai superato. Ormai siamo immersi in flussi narrativi convulsi, disordinati, che accettano tranquillamente le contraddizioni senza mostrarsene di colpo indeboliti. Come i poeti omerici, i quali creavano giorno per giorno nuove avventure ai loro eroi e correggevano gli errori in corso d’opera mentre giravano per il Mediterraneo, ora gli sceneggiatori di Hollywood si trovano  ogni mattina e buttano giù nuove idee per sostituire, nelle menti degli spettatori, quelle vecchie piene di pasticci… Scommetterei che in queste ore stanno studiandoi classici, per esempio quello della lotta di Sherlock Holmes con il suo nemico Moriarty nelle cascate di Reichenbach  e soprattutto gli sviluppi successivi, la comparsa del nuovo nemico di Holmes, il colonnello Moran, ex-combattente afghano… (2)

Già molti si domandano se il film verrà candidato all’Oscar quale migliore pellicola dell’anno. Difficile dirlo. Francamente non lo meriterebbe. Però, come sappiamo, i premi spesso sono immeritati e vengono assegnati più a beneficio delle giurie che dei premiati. Pensiamo che soltanto pochi mesi fa l’attore principale del film è stato premiato con il Nobel per la Pace a Oslo. Ma che c’entra lui con la pace, lui che dà ordini con i bigliettini di ammazzare gli avversari politici e i loro familiari oppure, come un Giove tempestoso, fa lanciare saette micidiali su perfetti sconosciuti? Nessuno lo sa.

(1)

http://www.ilmanifesto.it/archivi/fuoripagina/anno/2011/mese/05/articolo/4565/

http://www.corriere.it/esteri/11_maggio_04/versioni-usa_39c504ae-765a-11e0-b432-72ecee218af7.shtml

http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/03/tutti-i-misteri-delloperazione-osama/108753/

http://www.repubblica.it/spettacoli-e-cultura/2011/05/03/news/osama_hollywood-15720944/?ref=HREA-1

http://www.repubblica.it/esteri/2011/05/04/news/il_mostro_di_al_qaeda-15750755/?ref=HREA-1

http://tv.repubblica.it/dossier/morte-bin-laden/il-blitz-contro-bin-laden-le-ricostruzioni-animate/67575?video=&ref=HREA-1

(2) http://it.wikipedia.org/wiki/Professor_Moriarty

 

Un Nobel/Oscar alla Casa Bianca (Obama 3)

May 7th, 2011 § Comments Off § permalink

Peso el tacòn del buso.

Ogni giorno che passa, dunque, la storia dello spettacolo “Obama versus Osama” – ennesima ma non ultima puntata della serie “War on Terror!”- si arricchisce di patch, di aggiornamenti, di pezze, di aggiustamenti, di correzioni. Una fatica di Sisifo. Quanti obiettivi contemporaneamente si trovano ad avere gli sceneggiatori: devono aggiustare incoerenze vicine e lontane, devono tenere desta l’attenzione, devono non offendere troppo gli amici sciocchi, devono celebrare la vittoria e insieme coltivare la paura, devono giustificare i tanti cattivi attori che, dopo essersi scordati la parte, hanno improvvisato dicendo sciocchezze, devono accontentare la critica amica – facendo finta di accogliere le sue osservazioni alla camomilla –  e devono spiazzare la critica nemica, tirando fuori dal cilindro conigli che la sconcertino per qualche giorno… E ogni giorno si ritrovano a partire da capo. Per questo devono confidare soprattutto che la memoria degli spettatori sia debole e travolta da una massa di informazioni sconclusionate. L’importante è dirne di tutti i colori: quando si capirà che sono soprattutto sciocchezze, il pubblico guarderà ormai a un altro spettacolo.

Ovviamente rimane, in chi non dimentica tutto, una domanda fondamentale: com’è possibile che tante persone continuino a credere in narrazioni complessivamente così incoerenti? Perché dimenticano un giorno cosa gli è stato raccontato il giorno prima? Perché non vogliono pensare e porsi problemi? Perché non hanno narrazioni meno incoerenti in cui credere? Perché gli conviene credere in queste per convenienze materiali? Mah, difficile capirlo fino in fondo…

Una cosa però è stata definitivamente cambiata dalla puntata in questione: l’immagine percepita del suo protagonista principale. Obama il buono, il Cary Grant pacifista e “democratico” alla cui eticità tanti hanno creduto ( in buona e in cattiva fede ) si è trasformato in Obama “il duro”, in John Wayne, nello sceriffo che prima spara e poi prega. Con Guantanamo, i droni sulla Libia, la legittimazione delle torture ecc. è rientrato nella linea dei presidenti democratici ( e repubblicani ) che l’hanno preceduto, tutti guerrafondai “ma, ovviamente, per un mondo migliore e più libero”.   Chissà se a Oslo, nel Comitato per l’assegnazione del Nobel per la Pace, qualcuno ne è rimasto un po’ turbato?

Le attività umanitarie dell’Occidente – Politica estera

April 12th, 2011 § Comments Off § permalink

Due vicende da conoscere.

La prima racconta di un consistente reparto di soldati americani  che si è divertito a lungo ad ammazzare civili afghani e ha fatto collezione di parti dei loro cadaveri. Sono stati fermati soltanto perché erano talmente sicuri di sé che non si preoccupavano più neppure di coprire i loro crimini (per esempio facendo scoppiare una bomba a mano e poi dicendo che gli era stata tirata addosso e per questo avevano dovuto sparare). Qualcuno, alla fine, ha dovuto per forza intervenire…

http://www.rollingstone.com/politics/news/the-kill-team-20110327

La seconda narra di come un convoglio di tre pulmini, sempre in Afghanistan, dopo essere stato seguito per ore da droni comandati da migliaia di chilometri di distanza e da elicotteri d’attacco, alla fine sia stato distrutto “perché forse qualcuno sembrava imbracciare un fucile”. Risultato: decine di civili massacrati, nessun talebano colpito, poche migliaia di dollari di indennizzi ai parenti.  I filmati di stragi di questo genere (quotidiane, e quotidianamente rimosse ) sono molto apprezzati dai siti war porn e anche su Youtube e nessuno si sogna di rimuoverli.

http://www.latimes.com/news/nationworld/world/la-fg-afghanistan-drone-20110410,0,2818134,full.story

 

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