Epoca post-ideologica

July 12th, 2015 § Comments Off § permalink

Questa doveva essere un’epoca post-ideologica, forse la prima della Storia: razionale, pragmatica, trasparente, senza fumisterie.

Così ce l’avevano “venduta” alla caduta del comunismo. Perché – si diceva – era da lì che venivano, direttamente o indirettamente, i veleni dell’ideologia. Venivano dai dogmi del marxismo, della lotta di classe, dal socialismo – reale o irreale che fosse – che avevano condizionato e sconvolto il naturale affermarsi del progresso sociale. Così, ritornati ai “valori (i valori della libertà, dei diritti civili, della democrazia universale, dell’iniziativa privata, dello Stato ridotto a moneta e polizia) un’età dell’oro concreta e produttiva si sarebbe affermata, basata sulla rivoluzione tecnologica, sulla solidarietà umanitaria dell’Occidente verso gli altri Paesi, su un abbattimento dei confini…

Si vede bene come sta andando. Il mondo si frantuma. Emergono blocchi contrapposti, l’Impero si sta facendo via via più rabbioso e “dividente”, gli sciovinismi si ripresentano sempre più arroganti. E, soprattutto, le classi dirigenti occidentali, ben supportate dalla subalternità plaudente di gran parte del mainstream informativo, sono più ideologiche che mai, arbitrarie, indisponibili alla mediazione, dogmatiche e invasive.

Il caso greco ne è la dimostrazione, problemi che avrebbero potuto essere risolti con mediazioni politiche diventano questioni di principio, ambiti non trattabili per la paura che ogni cedimento, piccolo o grande, comporti l’inizio di una frana, il tracollo di ogni posizione acquisita, la scoperta generale che il Re, ancora una volta, è nudo.

Nulla lega l’Europa in questo momento – e l’intero Occidente –  più che la rigida meschinità e la cecità egoista dei suoi leader.

Il futuro dell’Europa…

March 6th, 2012 § Comments Off § permalink

… è un fascio littorio?

Uno spot singolare, pagato con soldi pubblici europei. Una bella fanciulla è circondata da tre selvaggi nemici, molto bellicosi e molto esotici. Uno cinese, uno indiano, uno brasiliano. Curioso che ne abbiano dimenticato un quarto (un pugile o un wresler USA) e forse anche un quinto (un rude cosacco)…

Val la pena di guardarlo perché appare molto significativo ( è a metà pagina):

http://www.haisentito.it/articolo/spot-ue-suscita-polemiche-e-razzista/49869/

In questo caso non si tratta tanto di un messaggio razzista. Si tratta soprattutto di un messaggio di paura, della profonda paura delle attuali classi dirigenti europee. Abituate a un mondo-colonia, in cui l’asse euro-atlantico dominava popoli inferiori e incapaci, ora vedono come straordinarie minacce Cina, India e Brasile. Dimenticano che molti dei peggiori guai degli ultimi tempi vengono dagli USA ( ma questo non si può dire per motivi geostrategici ). E non scordano che la Russia è la potenza che ci fornisce il gas. E allora le paure vengono attizzate e canalizzate soltanto verso gli ex-Emergenti ora emersi. Ma che fanno quelli, non stanno più al loro posto?

Ecco allora la risposta di questi leader europei pure compattamente neoliberisti: uniamoci, noi che siamo bravi e belli ma piccoli, e li metteremo in riga tutti quanti. Una risposta con delle sfumature già un po’ fasciste…

Lezioni inutili della Storia (II)

December 30th, 2011 § Comments Off § permalink

La Storia non premia la Verità: premia i vincitori.

Per la guerra con l’Irak la “Comunità internazionale” giustificò il suo scendere in campo affermando che quel Paese era in possesso di armi di distruzione di massa e “bisognava fermarlo”. Il Segretario di Stato americano esibì davanti al Consiglio di Sicurezza dell’ONU ( e all’opinione pubblica internazionale ) una straordinaria serie di falsità ( con rapporti, video, fotografie, boccette di sostanze misteriose ) per giustificare l’aggressione.  Saddam dal canto suo negava tutto. Le grandi manifestazioni contro la guerra furono del tutto inutili: i loro partecipanti venivano denunciati come degli ebeti complici oggettivi di un criminale. Alla fine, almeno centomila morti dopo, si è visto che aveva ragione Saddam ( che è finito impiccato ) e non Bush e i suoi alleati. Questi ultimi avevano proprio mentito, molti consapevolmente, altri inconsapevolmente ( ma la sostanza non cambia ). Le loro menzogne però oggi sono state dimenticate, o vengono considerate “trascurabili” da raffinati strateghi in base a considerazioni di realpolitik. Non che Saddam fosse buono, ma in questo caso – e centomila morti dopo – si è visto che aveva ragione lui ( e soprattutto avevano ragione i pacifisti ).

La “Comunità internazionale” ( un concetto vago che di norma coincide con l’altrettanto vago concetto di “Occidente”, che a sua volta si identifica in base a una comune adesione a dei pretesi “valori occidentali” di democrazia e rispetto dei diritti umani a loro volta legittimati dalla “Comunità internazionale: insomma, un circolo “virtuoso”…) adesso afferma che l’Iran sta costruendo la bomba atomica. L’Iran nega. A chi bisogna credere? Fra dieci anni forse lo sapremo. Forse dopo un immenso numero di morti.

La “Comunità internazionale” denuncia, di questi tempi, che in Siria il Regime commette quotidianamente repressioni sanguinose. Quel governo nega. Alcuni osservatori internazionali gli danno ragione ma per la “Comunità internazionale” sono dei fessi o dei venduti. Se gli dessero torto diventerebbero probabilmente delle persone serie e oneste. E il mainstream giornalistico non ha dubbi, anche se riporta di norma notizie prese da un sito che le ha prese da un altro sito che le ha prese da un sito clandestino di oppositori che non possono rivelare la loro identità… Proprio come è avvenuto in Irak e in Libia: chi afferma che le questioni sono più complesse diventa un venduto ai dittatori. Che rimangono esecrabili dittatori, ma non per questo su tutto devono per forza mentire… ( invece i dittatori che, chissà per quale motivo, alla “comunità internazionale” vanno bene diventano portatori di verità).

Bisognerebbe sempre dubitare delle pretese “Verità” spacciate da chiunque, dai “buoni” come dai “cattivi”, perché spesso chi sono i buoni e chi i cattivi verrà deciso dopo, in base a chi ha vinto.

Insomma, le menzogne fanno parte della Storia (  ma si ricordano soltanto quelle dei vinti ).

Lezioni inutili della Storia (I)

December 5th, 2011 § Comments Off § permalink

Imperium abhorret a vacuo.

Il Potere rifiuta il vuoto. Se te ne dimentichi sei un illuso. Un ingenuo.

Si inventano le tecniche agricole e sorgono gli imperi idraulici.

Si impara a navigare e si affermano le talassocrazie.

Si esplorano nuovi mondi e il colonialismo li conquista.

Si scopre come volare e si affinano prima le tecniche del bombardamento a tappeto, poi quelle “intelligenti”.

Si colonizza l’etere e si spiano le comunicazioni a distanza di tutto il mondo.

Si tesse la Rete e la si traveste in modo tale che la maggior parte delle persone spontaneamente, liberamente, distrugga la sua privacy negli archivi digitali dei servizi segreti o non segreti…

In altre parole, se la tecnologia o la scienza creano nuove possibili dimensioni all’attività umana, le “classi dominanti”  fanno di tutto per conquistarle. A volte ci riescono completamente, a volte no. Ma pensare che non si diano da fare per impadronirsene, ecco, questa è una illusione. Una ingenuità.

Web-Idiocy or History-Ignorance?

June 30th, 2011 § 0 comments § permalink

L’Hi-tech rende liberi ( soprattutto i poteri forti)

Ma la Storia del Novecento qualcuno l’ha raccontata ai super-ottimisti tecnologici, quelli per cui il Web libererà l’umanità o quasi? Qualcuno ha detto loro dell’infinità di falsificazioni, di deformazioni, di provocazioni a fini politici che ha caratterizzato il secolo scorso? O credono alle bubbole della lotta per la libertà condotta delle nobili e trasparenti democrazie atlantiche fino a sconfiggere prima il nazismo e poi il comunismo?

Il secolo scorso ha portato ad alcune straordinarie rivoluzioni tecnologiche: telefono, radio, cinema, televisione. Ma il tasso di disinformazione non è diminuito. Forse è aumentato.

Ma che idea si è fatta della Storia questa gente? Pensa che sia un buco nero di primitività e di rozzezza dal quale adesso emergiamo finalmente alla luce della conoscenza libera e diffusa garantita dalle nuove tecnologie informatiche? Pensa che i cattivi siano soltanto dei rozzi primitivi residui del vecchio mondo che non sanno navigare liberi in Internet mentre i buoni invece sì che sono moderni e per questo, con la loro onestà, cambieranno il mondo?

Ebbene, sarebbe il caso che capissero che, nella Storia i potenti hanno sempre usato le nuove tecnologie per difendere il loro potere e l’hanno ceduto soltanto quando altri – vincendo in una diretta contrapposizione politica – sono riusciti a ribaltare i rapporti di forza esistenti. E’ stato così in passato e sarà cosi anche in futuro. Come accadrà in quest’epoca è impossibile dirlo. Ma accadrà qualcosa del genere, prima o poi. E non sarà merito della “trasparenza” di Internet bensì delle lotte, dei conflitti politico-sociali, delle contrapposizioni di interessi di classe ecc.

Una tecnologia infatti non ribalta, di per sé, i rapporti di forza esistenti tra le forze sociali. Piuttosto trasforma le caratteristiche di questi rapporti, li disassembla per poi ricomporli in modo differente. In ogni caso le classi dominanti cercano di indirizzare queste trasformazioni a proprio favore, non in direzione del “bene e del giusto universale”. Il web cambierà le modalità dello scontro ma questo non diventerà una nobile tenzone sul piano informativo tra buoni e cattivi, tra moderni progressisti che sanno usare il computer e vecchi conservatori analfabeti informatici.

Quanta serena idiozia si nasconde nelle convinzioni che fanno del web una “democrazia piatta” dove finalmente tutti saremo uguali nella nostra possibilità di accesso alle informazioni e di loro produzione. Quanto assomiglia a quella ideologia liberista che idolatra il mercato dove “tutti saremmo uguali, tutti consumatori uguali” (ma purtroppo non è così ). Quanta cecità sulla forza dei nessi, inscindibili e perversi, tra mercato e politica ( e dunque tra rete e interessi politico-economici ).

I servizi segreti sono molto più abili e intelligenti di quanto questi cyber-ottimisti pensino. Loro, che pensano di essere furbi, ritengono che gli altri siano dei cretini. Centinaia di migliaia di spie informatiche si girerebbero i pollici senza sapere come fare mentre i blogger, liberi e belli, informano il mondo finalmente con onestà…

La CIA, un tempo, pagava le tournee dei jazzisti neri che venivano in Europa affinché diffondessero inconsapevolmente, tra gli ambienti di sinistra, la convinzione che gli Stati Uniti erano vitalmente creativi e dunque molto meglio della buia alternativa comunista ( e la stessa cosa fu fatta con il cinema, con l’arte moderna e con altri mezzi molto più sporchi : insomma, quasi mai agivano alla luce del Sole ).

Adesso i servizi di sicurezza occidentali ( e non soltanto occidentali ) creano o sostengono blogger d’opposizione e e finanziano le organizzazioni non-governative ( quelle che servono ) i movimenti critici ( che criticano quello che vogliono loro ), le spinte antiautoritarie ( dove le autorità danno fastidio, non quelle che vanno bene ) le minoranze ( quando sono scomode agli altri perché quelle scomode a loro sono negate, criminalizzate  o combattute come terroristiche ). La politica estera ora si fa anche con il web, gli scontri diplomatici si combattono sul “chi controlla quali notizie devono diventare importanti e quali devono essere ignorate”: naturalmente tutto ciò avviene senza che tanta parte dei navigatori – odierne anime belle – se ne accorgano o ci capiscano nulla. Loro hanno bisogno di una firma per capire chi c’è dietro. Ma la firma, sul web, non c’è quasi mai, e se esiste è spesso falsa.

Con Google, Facebook e cloud computing stiamo arrivando a un autentico paradosso ( e questo sì per la prima volta nella Storia ): gli I-Idiot compilano contenti la propria cartella personale negli archivi delle polizie segrete e lo fanno con solerte precisione.

( Ovviamente nel web e nei suoi interstizi è anche possibile trovare informazioni preziose e notizie utili, come dice Alesteve. Ma bisogna fare molta attenzione, e moltiplicare i riscontri, e porsi sempre la domanda: “Cui prodest?”)

Doppiozero

Il Manifesto

El Pais

Famiglia Cristiana

The Guardian

Liberazione

 

Tre pesi e tre misure

June 4th, 2011 § 0 comments § permalink

La Storia è solo come te la raccontano.

Di questi tempi si parla molto – anche se forse non ancora abbastanza – di “armadi della vergogna”. Si intendono, con questa espressione, quegli armadi nei quali, colpevolmente, alla fine della II Guerra Mondiale vennero stipate di nascosto carte e documenti sulle stragi nazifasciste in Italia. Bisognava far sparire quel materiale per vari motivi. Per esempio, perché se si processavano in Italia criminali nazisti allora, per reciprocità, si sarebbero dovuti processare o far processare criminali fascisti italiani autori di stragi in Etiopia, Grecia, Jugoslavia e Unione Sovietica ( tutti Stati che li richiedevano inutilmente). Ugualmente, ormai molti ex-nazisti servivano nella nuova guerra in corso, quella Fredda, e metterli sotto accusa non tornava utile…

Carte e documenti rimasero nascoste in quei luoghi segreti per decenni fino a quando furono, in parte, “riscoperte”. Questi ritrovamenti hanno dato luogo a qualche processo in Tribunali militari. E ancora adesso, di tanto in tanto, con relativo squillo di fanfare, viene annunciato che qualche ultraottuagenario ancora libero in Germania è stato condannato da un Tribunale italiano ( con annessa provvisionale per milioni di euro che la Germania Federale dovrebbe pagare ai discendenti delle vittime).

Questi processi, in effetti, arrivano tardi e male.

Tardi perché “fare giustizia” a sessantasei anni di distanza appare quantomeno fallimentare, e non basta fingere severità implacabile con vecchietti che mai sconteranno un giorno di carcere oppure proclamare il diritto a risarcimenti che mai arriveranno per ripulire la coscienza di uno Stato che è venuto meno per decenni a un suo dovere.

Male perché sconcerta la loro parzialità. Nel senso che questi processi appaiono da una parte frammenti, piccoli tasselli strumentali per recitare una rinnovata volontà di “fare giustizia” e dall’altra, soprattutto, costruire narrazioni storiche squilibrate e funzionali a interessi politici in modo forse consapevole forse no.

La questione, in estrema sintesi, è che non si può fare giustizia usando tre pesi e tre misure.

Quelli per i pochi nazisti sopravvissuti. Quelli per gli Italiani. Quelli per gli Alleati.

Come non porsi, infatti, tre questioni fondamentali?

1° ) Per quali motivi questi Tribunali processano sempre imputati tedeschi? Possibile che non siano mai stati identificati i fascisti che, spesso, li accompagnavano? Ce ne sarà ancora qualcuno vivo…

2° ) Per quali motivi i Tribunali militari italiani non avviano procedimenti sui crimini contro l’umanità dei militari italiani all’estero? E l’Italia sarebbe disposta a concedere l’estradizione di suoi criminali condannati all’estero e a pagare i risarcimenti come quelli che chiede alla Germania se qualcuno di loro venisse processato? ( La risposta è no: non l’ha mai fatto).

3°) Per quali motivi non vengono avviati procedimenti contro i militari alleati ( dunque Americani, Britannici, Francesi ecc. ) che commisero crimini contro l’umanità assolutamente paragonabili durante la Campagna d’Italia del ’43-’45? Soltanto perché vinsero e non persero? Eppure della storia dei loro crimini si potrebbero riempire volumi interi. Eccidi di prigionieri, stupri di massa, bombardamenti terroristici contro la popolazione civile, mitragliamenti sistematici di treni passeggeri ecc. Secondo voi gli Alleati ci darebbero qualcuno dei loro criminali e pagherebbero i danni dei loro crimini?

Domande ingenue? Ovviamente sì, molto ingenue. Ma visto che è così, allora la si smetta con la retorica dei buoni e dei cattivi. Conta, ed è amarissimo ammetterlo, soltanto la ragione di chi ha vinto. E conta la autonarrazione che l’Italia si fa di essere stata una “vittima” e non un carnefice della II Guerra Mondiale.

Come si vede, i prodotti dell’amministrazione della giustizia e della ricerca storiografica sono, al solito, narrazioni. E guarda caso, vengono diffuse soltanto quelle “utili”…

 

La Nazione

La Stampa

Articolo della Repubblica

 

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